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Cos'è questa storia del gemello digitale dell'Italia

Cos'è il gemello digitale dell'Italia: la replica con 60 milioni di profili "sintetici" che simulano i comportamenti della popolazione italiana

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

L'Italia digitale

Da qualche giorno si sta parlando tanto del gemello digitale dell’Italia: si tratta di una copia perfetta dello Stivale realizzata da Clearbox AI, con 60 milioni di profili “sintetici” che simulano in tutto e per tutto i comportamenti d’acquisto della nostra popolazione.

Cos’è il gemello digitale dell’Italia e come funziona

Il gemello digitale della Penisola si chiama Replica Italia: al suo interno 60 milioni di italiani “sintetici”, ricostruiti dalla startup Clearbox AI grazie a complessi algoritmi.

La popolazione gemella è stata creata per ricerche di marketing: gli italiani “sintetici” rispondono a tutti i sondaggi, condividendo abitudini, stili di vita e preferenze che evolvono con il passare del tempo.

La startup Clearbox AI ha così dato vita alla “prima copia della popolazione nazionale, la più rappresentativa e affidabile mai realizzata” come spiegato da Shalini Kurapati, Amministratore delegato e co-fondatrice dell’azienda attiva da anni nel campo dell’intelligenza artificiale e con sede a Torino.

Kurapati ha parlato così dei “synthetic users“, le copie “sintetiche” degli italiani: “Sono profili digitali realistici che simulano transazioni, scelte di consumo e spostamenti, senza mai utilizzare dati personali reali e adeguandosi nel tempo con continuità logica e di contesto – le parole dell’Ad riportate da ‘Wired’ – questo i modelli generativi tradizionali non sono in grado di farlo, perché generano ogni volta risposte isolate e scollegate”.

Un’altra peculiarità di Replica Italia è quella della potenza rappresentativa: i suoi abitanti “sintetici” non sono migliori o peggiori di quelli in carne ossa, ma sono stati ideati per essere simili ai reali, andando a rispecchiare le caratteristiche delle “buyer personas” ottenute attraverso rilevazioni tradizionali.

A tal proposito Matteo Giovannetti, co-fondatore di Clearbox AI, ha spiegato: “Combinando open data e tecniche di validazione statistica e integrando fonti eterogenee, riusciamo a superare i bias delle rappresentazioni tradizionali e a offrire a chiunque l’opportunità di personalizzare le analisi, aggiungendo dati da fonti proprie”.

Quella italiana non resterà l’unica popolazione ad avere un proprio gemello digitale: la startup Clearbox AI, infatti, sta già lavorando per espandersi in maniera graduale anche nei mercati stranieri, in Europa e negli Stati Uniti d’America.

La fondatrice di Clearbox AI

A creare Clearbox AI, la startup che ha dato vita al gemello digitale dell’Italia, è stata Shalini Kurapati, ingegnere arrivata in Italia da Chennai, l’antica città di Madras affacciata sul golfo del Bengala.

Ingegnere di 34 anni, la Kurapati ha scelto Torino per fondare la sua startup, nata nell’incubatore I3p del Politecnico di Torino, indicata come una delle migliori università d’Italia presenti all’interno della classifica THE World Reputation 2025.

Shalini Kurapati è stata inserita tra le 50 “womentechEU” selezionate dalla Commissione UE ed è entrata a parta parte del nuovo programma pilota dell’Unione Europea, destinato a supportare startup a elevato contenuto tecnologico guidate dalle donne.

In una recente intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera’, la Kurapati aveva parlato così del motivo che l’ha portata a fondare Clearbix AI a Torino: “Quando abbiamo deciso di lasciare tutto e lanciarci nell’avventura della startup, per noi è stato naturale scegliere Torino. Già collaboravo con il Politecnico e quando abbiamo inviato l’idea di impresa all’incubatore I3p ci hanno subito risposto e poi accettato”.