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Oltrepò mantovano, sulle tracce del gusto: salame, pere e turtei

Itinerario sulle tracce del gusto dell'Oltrepò Montevano tra salame, pere e turtei: viaggio a Ostiglia, Felonica, Torre Oglio e San Benedetto Po

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Appena fuori le mura di Mantova, c’è un territorio ricco di cultura e sapori, attraversato dal fiume Po. L’Oltrepò Mantovano è la meta ideale per il viaggiatore che cerca natura, buona cucina e ritmi lenti.

In questo itinerario di 3 giorni si visiteranno piccoli e graziosi borghi cittadini, residenze estive di famiglie nobiliari come i Gonzaga, torri e castelli medievali, e pievi affrescate.

Le soste a tavola, invece, saranno un tuffo nella tradizione e nei sapori di queste zone dove, dai tinelli delle nonne, uscivano prelibatezze contadine e popolari, di grande sostanza, dalle paste ripiene ai salumi goderecci; dalla mostarda ai formaggi, scoprirete una terra tutta da gustare.

Prima tappa: Ostiglia, terra di risotti e salumi

Una tappa del tour alla scoperta dell’Oltrepò Mantovano deve essere dedicata ad Ostiglia, culla della cultura enogastronomica di questo territorio. Tanti i prodotti da assaggiare e gustare (anche insieme) da queste parti. Si trovano: il riso “Ostiglia“, con cui si preparano diverse varietà di risotto tra cui, da non perdere, il Risotto alla Pilota, con pesto di maiale, asciutto e dai chicchi ben separati, o la variante “col puntèl”, nella quale si aggiunge una braciola o una costina di maiale.

In tavola arrivano poi ricchi taglieri di salumi accompagnati da schiacciatine ostigliesi, preparate con farina, strutto, acqua e sale; i famosi agnolini in brodo (nella foto) o come Bevr’ in Vin (con l’aggiunta di vino Lambrusco nel brodo) e i tortelli di zucca mantovana. Senza dimenticare il dolce: a una fetta di Torta Ostiglia non si può dire no. Si tratta di un dolce con cialda a base di albumi d’uovo e mandorle con ripieno di zabaione e mandorle. Per i palati più classici, poi, c’è sempre la Sbrisolona, dolce secco, friabile, che non va tagliato in fette, ma spezzato con le mani.

Ma Ostiglia non è solo gusto. Il Museo delle Torri è un altro luogo da segnare sulla mappa: oltre a permettere di visitare i resti del castello, regala una fotografia d’insieme sul paesaggio padano, attraversato dal Po. I materiali esposti, tra reperti rinvenuti ad Ostiglia e quelli anticamente custoditi nel Castello, ripercorrono la storia del borgo dal Medioevo al XIX secolo. Dell’antico maniero di Ostiglia sono rimaste solo tre torri: la Campanaria, dell’Orologio e delle Prigioni. Nelle prime due e nel camminamento di ronda che le collega, è stato realizzato il museo, la terza è di proprietà privata.

Da non perdere nella prima tappa:

  • Museo delle Torri di Ostiglia;
  • Assaggiare i Bevr’ in Vin, gli agnolini in brodo con Lambrusco;
  • Acquistare souvenir gastronomici come: la Torta Ostiglia o la Sbrisolona (nella foto)

Seconda tappa: Felonica, tra arte sacra e gusto

Da Ostiglia ci spostiamo a Felonica, altro comune del Basso Mantovano dove sorgono due delle pievi matildiniche visitabili tra queste campagne. La prima è la Pieve di Santa Maria Assunta, chiesa romanico gotica sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale e al terremoto del 2012; la seconda, nella frazione di Sermide, è la Chiesa di Santa Croce, una piccola pieve lunga circa 14 m, larga 6 metri e alta 7, costruita in stile romanico nell’XI secolo, nel cui coro sono presenti pregevoli affreschi attribuiti alla scuola di Giulio Romano.

Dopo la visita alle pievi, ci si dirige verso il Museo della Seconda Guerra Mondiale del fiume Po, un centro della memoria degli eventi bellici che si susseguirono nei territori lungo il grande fiume nel corso del secondo conflitto bellico. Il percorso espositivo è composto da filmati, foto e cimeli originali del periodo, che testimoniano il ruolo centrale di Felonica, in posizione di rilievo sul fiume che veniva attraversato delle truppe tedesche in ritirata e per l’arrivo degli americani.

Soddisfatta la fame di cultura, passiamo a quella della tavola. A Felonica, due sono le specialità da provare prima di lasciare il borgo mantovano: il tiròt, Presidio Slow Food, e i turtei sguasarot.

Il tirot è una sorta di focaccia contadina bassa ripiena di cipolle tagliate sottili, cotta in padella. Il suo nome deriva proprio dallo stenderla con le mani: essendo un impasto molto morbido e colloso si tira direttamente nella padella. In paese sono soltanto due i forni che ancora la producono. Altra prelibatezza sono i “turtei sguasarot”, una ricetta della tradizione a base di vino cotto, mosto d’uva, e tortelli con ripieno di fagioli e castagne secche. Un piatto unico e sostanzioso che veniva mangiato d’inverno con la polenta. Un sapore agrodolce apprezzato già alla corte dei Gonzaga.

Da non perdere nella seconda tappa:

  • Pieve di Santa Maria Assunta;
  • Il borgo di Felonica;
  • Museo della Seconda Guerra Mondiale del fiume Po;
  • Assaggiare turtei sguasarot e tirot

Terza tappa: Torre Oglio e San Benedetto Po

Per la terza tappa dell’itinerario tra natura e gusto nell’Oltrepò Mantovano, ci spostiamo alla confluenza del fiume Oglio con il fiume Po. Torre Oglio si trova proprio qui: il ponte in chiatte, storica attrattiva turistica all’interno del Parco dell’Oglio Sud e risalente al 1926, ne segna sulla cartina il punto esatto.  Questo monumento fluviale è stato anche il set di “Novecento” di Bernardo Bertolucci. Il borgo può essere raggiunto anche pedalando sulle 36 ciclovie che coprono tutto il territorio della provincia di Mantova, effettuando un vero e proprio turismo slow sulle rive dei fiumi e attraversando riserve naturali.

È tempo di scoprire un altro piccolo borgo medievale: San Benedetto Po, uno scrigno di arte e cultura. Basti pensare che qui si trova uno dei monasteri benedettini più antichi d’Italia: il Monastero del Polirone (nella foto) risalente al 1007. Da non perdere la visita dell’intero complesso, con la chiesa, capolavoro di Giulio Romano, il refettorio affrescato dal Correggio e il Museo Civico Polironiano.

Non manca, ovviamente, l’appuntamento con la buona cucina. Il territorio di confluenza è costellato da osterie e ristoranti in cui provare delizie locali, come la mostarda mantovana, molto apprezzata quella di Pera mantovana Igp, un tempo preparata direttamente dagli speziali e riservata alle tavole dei signori. Un altro prodotto tipico è il “salam d’la lengua”: un particolare salame che si ottiene da carni grasse e magre macinate e insaccate insieme alla lingua di maiale salmistrata, sale, pepe, chiodi di garofano, cannella, ginepro, macis, alloro. Infine, una nota davvero gourmet: forse non tutti sanno che, oltre ad Alba e il basso Piemonte, anche l’Oltrepò Mantovano è noto per il tartufo bianco, essendo una vera e propria tartufaia naturale.

Da non perdere nella terza tappa:

  • Il ponte in chiatte di Torre Oglio;
  • Il Monastero del Polirone a San Benedetto Po
  • Assaggiare il salam d’la lengua e la mostarda di pere.

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