La BBC celebra i segreti di Napoli

Sfruttando la tecnologia 3D, il network britannico ha realizzato uno spettacolare documentario sulla storia sotterranea di Napoli

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La BBC ha realizzato una serie di documentari per svelare i segreti sotterranei d’Italia. Pochi metri al di sotto delle strade brulicanti di traffico, il Belpaese è pieno di affascinanti storie, alcune ancora tutte da scoprire. Il giornalista britannico Alexander Armstrong, conquistato dalle cavità che percorrono la Penisola, le ha esplorate attraverso “Italy’s invisible city”, una serie di video-documentari realizzati con il professore di storia Michael Scott. Le immagini hanno scandagliato gli inediti angoli del sottosuolo di Firenze, Venezia e Roma. L’interessante esplorazione non poteva di certo ignorare la città di Napoli. Negli incavi che si snodano alle pendici del Vesuvio, infatti, è incastonata buona parte della storia partenopea.

La rete britannica, famosa in tutto il mondo per i suoi eccezionali prodotti televisivi, ha utilizzato scanner tridimensionali e laser subacquei per esaminare gli angoli più reconditi delle profondità napoletane. La tecnologia all’avanguardia è servita per ricostruire l’antico profilo della Napoli greco-romana e delle altre città limitrofe.
Le pregevoli riprese sono andate in onda su History Channel, canale molto apprezzato in Italia per la qualità dei prodotti proposti.

Le telecamere britanniche sono partite dagli anfratti del centro storico di Napoli, per poi raggiungere le suggestive cavità del Cimitero delle Fontanelle e del Tunnel Borbonico. Dopo aver visitato le rare testimonianze del passato di Ercolano, le riprese si sono concentrate sul “Porto Giulio”, il fondale di Pozzuoli ormai completamente inabissato a causa del bradisismo puteolano.

I tunnel napoletani si snodano per oltre 200 chilometri, un labirinto di viuzze e vicoli già conosciuti dagli antichi romani e ampliate nel tempo con pazienza certosina. Durante il difficile periodo del XIX secolo, il re di Napoli avrebbe voluto utilizzarle come sicura via di fuga nei momenti di massima crisi del regno. Diede così mandato agli ingegneri borbonici di perfezionare il dedalo di strade al di sotto della superficie, per renderne sicuro il cammino. Le gallerie furono molto frequentate anche durante la Seconda Guerra Mondiale, come rifugio nel corso dei bombardamenti degli alleati. Nelle viscere di Napoli è ancora possibile osservare le testimonianze di questo periodo: non mancano brandine, piccole cucine e rudimentali impianti elettrici che ricordano come i napoletani fossero costretti a vivere nei tunnel anche per diversi giorni, a causa dei raid. Le caverne sono ancora oggi piene di motociclette e autovetture d’epoca, portate nel sottosuolo quando le cavità divennero, nel dopoguerra, deposito giudiziario.