I piccoli ghiacciai delle Alpi Giulie custodiscono un "segreto"

I piccoli ghiacciai delle Alpi Giulie si sono rivelati un grande esempio di resilienza ai cambiamenti climatici: ecco qual è il loro segreto.

Alpi Giulie

I piccoli ghiacciai delle Alpi Giulie sono un esempio di grande resilienza ai cambiamenti climatici.

Recentemente una squadra internazionale composta dai ricercatori dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), della Aberystwyth University in Galles, dell’International Center for Theoretical Physics (Ictp), dell’Università di Trieste, dell’Università di Udine, della Eotvos Lorànd University di Budapest ha pubblicato sulla rivista ‘Atmosphere’ una ricerca che spiega perché, nonostante i recenti cambiamenti climatici che hanno reso gli inverni più miti, questi ghiacciai nell’ultimo decennio sono riusciti a far registrare bilanci di massa addirittura positivi. Ma qual è il segreto?

L’anomalia delle Alpi Giulie: la nuova scoperta

La giustificazione a questo particolare fenomeno di resilienza è stata individuata nell’aumento degli estremi nevosi nel settore alpino orientale.

Renato R. Colucci, ricercatore Cnr-Isp, a capo del team di ricerca che da oltre un decennio lavora sui piccoli residui glaciali delle Alpi Giulie, ha spiegato in alcune dichiarazioni riportate da ‘Montagna.tv’: “Anche quest’anno sulle Alpi, e in particolare sul settore centro orientale, si sono verificate nevicate molto intense e frequenti che hanno portato la somma degli accumuli nevosi a toccare già i 10 metri a 1800 metri di quota nelle Alpi Giulie”.

Ancora Colucci: “Negli anni 2000 si sono verificate con cadenza frequente annate con accumuli eccezionali e molto superiori alla norma. L’ingente strato nevoso deposto al suolo, in particolare in aree come le Alpi Giulie dove già piogge e nevicate sono tra le più elevate di tutta Europa, è così in grado di bilanciare l’aumentata fusione estiva dovuta a estati che risultano sempre più lunghe e sempre più calde a causa del riscaldamento globale”.

I ricercatori hanno misurato i bilanci di massa dei piccoli corpi glaciali in questo settore alpino dal 2006 al 2018 e hanno constatato con sorpresa che il bilancio di massa complessivo è risultato essere leggermente positivo nel corso degli ultimi 13 anni, in totale controtendenza con ciò che avviene su tutti gli altri ghiacciai alpini, che stanno vivendo una fase di rapida contrazione e scomparsa a causa del riscaldamento globale.

Colucci ha spiegato: “Siamo andati a cercare quale potesse essere la causa di questa che potremmo definire ‘l’anomalia giuliana delle Alpi’. Oltre ai fattori topografici che facilitano un maggiore accumulo da valanga, la causa più rilevante sembra essere quella legata proprio agli eventi estremi indotti dal riscaldamento globale”.

La previsione dell’esperto: “Alpi Giulie a parte, eccezione assieme forse ad altri settori limitati delle Alpi Orobie e Marittime, la criosfera alpina è in rapida trasformazione e nel giro di una trentina d’anni quasi tutti i ghiacciai al di sotto dei 3500 metri saranno verosimilmente ormai scomparsi”.