Il drago Tarantasio del lago Gerundo come il mostro di Loch Ness

Il leggendario drago Tarantasio finisce nei cartelli turistici del paese di Castelgerundo

Il drago Tarantasio del lago Gerundo come il mostro di Loch Ness

Anche l’Italia ha il suo “mostro di Loch Ness” e, dai primi giorni di febbraio 2020, finirà anche sui cartelli turistici. Si tratta del drago Tarantasio, il mitico drago che, secondo la leggenda, abitava nella palude del Lago Gerundo e che si narra sia sepolto sotto l’isolotto Achilli di fronte al Ponte Napoleone Bonaparte di Lodi.

Su proposta del sindaco Daniele Saltarelli, il leggendario drago Tarantasio finirà sui cartelli turistici di Castelgerundo, un comune in provincia di Lodi nato due anni fa dalla fusione di Camairago e Cavacurta. Sui cartelli ufficiali del paese sarà descritta tutta la storia primordiale di Castelgerundo. Saranno presenti lo stemma del Comune, la ricostruzione dell’immensa palude e il drago Tarantasio, concepito come un biscione ricoperto di scaglie, corna e testa rivolta all’indietro.

Cinque grandi cartelli stradali saranno posizionati lungo la pista ciclabile e altri sono previsti in futuro, soprattutto nell’eventualità in cui la pista ciclabile di Castelgerundo dovesse diventare parte del percorso Brezza (l’itinerario ciclo-turistico che unisce la Svizzera e la città di Cremona, passando lungo le rive dell’Adda).

Il drago Tarantasio è anche protagonista del giornalino del paese lodigiano, che non a caso si chiama “La voce del drago”.

Si narra che il leggendario drago Tarantasio era solito terrorizzare gli abitanti del lago Gerundo. Si riteneva che divorasse i bambini e fracassasse le barche. Il suo fiato pestilenziale, secondo la leggenda, provocava una strana malattia chiamata febbre gialla.

Una leggenda popolare racconta che il drago sarebbe nato dalle carni putrefatte del condottiero Ezzelino III da Romano, morto proprio in quella zona. Alcune fonti popolari attribuiscono il prosciugamento e la bonifica del lago Gerundo a San Cristoforo, che avrebbe sconfitto il drago, oppure a Federico Barbarossa. Secondo una teoria suggestiva, l’uccisione del drago si deve al capostipite dei Visconti, che in seguito a ciò avrebbe adottato come simbolo la creatura sconfitta (il biscione con il bambino in bocca).

La leggenda di Tarantasio è stata fonte di ispirazione anche per lo scultore Luigi Broggini, che ha preso a modello proprio il drago del Lago Gerundo per ideare la celebre immagine del cane a sei zampe, marchio simbolo dell’Eni.