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Acqua "come Chianti" in hotel: esplode la protesta a Bolzano

La denuncia di una coppia di clienti di un albergo di Bolzano relativa al prezzo dell'acqua ha scatenato un nuovo caso scontrino in Italia

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Acqua

Dopo il caso dell’arancina a 18 euro ad Agrigento, scoppia un’altra polemica per un prodotto del territorio venduto a prezzi da capogiro. Nello specifico, l’acqua delle montagne della Val Pusteria, in provincia di Bolzano, semplice acqua di rubinetto – certamente buonissima – che è stata però offerta a pagamento e con un enorme ricarico.

L’acqua del rubinetto imbottigliata “che costa come un Chianti”

Il caso è stato sollevato da ‘Il Gazzettino’: una coppia ha denunciato di avere pagato 27 euro per due bottiglie d’acqua bevute durante una cena in un hotel di Maranza. Un costo che ha fatto storcere il naso ai clienti, che hanno ironizzato su quanto fosse simile a quello di una pregiata bottiglia di Chianti. Acqua di montagna pagata a peso d’oro, che ha macchiato un soggiorno perfetto sotto tutti gli altri punti di vista, come ha fatto notare la giovane donna che ha denunciato la situazione.

Lo sconcerto è salito quando la donna è tornata nella sua camera e ha trovato la stessa bottiglia con il logo dell’hotel presente sul tavolo della cena, vuota e accompagnata da due bicchieri, e l’invito a servirsi a piacimento e gratuitamente dal rubinetto. La stessa acqua insomma era disponibile gratis per chi pernotta in hotel, ma a cena la coppia è stata costretta a pagare le singole bottiglie riempite di volta in volta.

Una “macchia” fatta notare anche da altri clienti della struttura, un resort dotato anche di centro spa, come si evince dalle recensioni pubblicate su alcuni tra i principali siti che si occupano di prenotazioni: il costo delle bottiglie di acqua viene evidenziato da diverse persone che vi hanno soggiornato o cenato, e che sottolineano come, “sforando” la provvista giornaliera – una bottiglia a tavola a cena e una in camera al giorno – tutta l’acqua in più richiesta venga addebitata con costi elevati.

Il caso delle arancine a 18 euro

Come detto in precedenza, non è la prima volta che ristoratori o albergatori di diverse zone d’Italia finiscono nell’occhio del ciclone per quello che viene considerato da clienti e consumatori un eccessivo sovrapprezzo su eccellenze del territorio. Nel caso della Val Pusteria è l’acqua di montagna, in quello di Agrigento, emerso qualche settimana fa, sono state le arancine fatte pagare 18 euro, una cifra decisamente più alta rispetto al prezzo classico di questa specialità siciliana.

La notizia era stata riportata da ‘AgrigentoNotizie’, che aveva anche condiviso la foto dello scontrino incriminato: nel conto totale erano segnati un fritto di calamari e calamaretti (totale 14 euro) e poi due arancine al nero (o arancini: la dicitura corretta cambia a seconda che ci si trovi a MessinaCatania e in generale nella parte orientale della Sicilia, oppure a Palermo) ovvero per due palle di riso impanate e fritte con ripieno al nero di seppia. Prezzo per le arancine servita ai due commensali, 18 euro. Con l’aggiunta di una bottiglia di vino, una bottiglia d’acqua e i due coperti, il totale era arrivato a 70 euro, compreso anche uno sconto di 7 euro. E ci è voluto poco prima che lo scontrino facesse il giro del Web.