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Ristoranti e norme igieniche: uno su quattro non è in regola

Dati allarmanti: dal novembre 2015 a oggi i NAS hanno rilevato che la metà dei locali sottoposti a controllo è fuori regola

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scarafaggi al ristoranteIn quest’ultimo anno i dati emersi dai controlli che i carabinieri dei NAS hanno compiuto all’interno dei ristoranti romani hanno fatto emergere dati veramente allarmanti. La metà dei locali è risultata fuori regola.

Mancata osservanza delle norme igienico-sanitarie, cibi avariati, presenza di insetti e tracce di roditori sono state le principali cause delle 521 multe che le forze dell’ordine hanno comminato.

Molti i sequestri di merce e i locali che hanno ricevuto un ordine di chiusura con l’intimazione a mettersi in regola. Tra questi vi sono anche locali considerati veri e propri punti di ritrovo dei migliori intenditori.

Franchi, il famoso negozio dove si acquistano delicatessen, è stato sanzionato per i pavimenti della cucina che si presentavano così unti da fare quasi invidia a quelli di una autofficina.

Insetti in cucina e nei locali destinati alla somministrazione invece sono costati cari al ristorante Osteria Coppelle. Il locale con le simpatiche tovaglie a quadretti sui tavoli ha lasciato stupefatti gli ispettori ASL che durante un controllo hanno assistito all’estrazione di blatte anche dall’interno del registratore di cassa.

Non è andata meglio al ristorante giapponese Oishi Sushi, che si è visto multare per la presenza di feci di roditori in magazzino e nell’area destinata alla preparazione dei cibi.

Blatte nelle cappe aspiranti anche in una cornetteria storica romana, quella che si trova all’uscita metro di via Barletta. Si tratta di dati allarmanti per una città come Roma che vive di turismo, di un pessimo esempio che rischia di gettare ombra su tutta la categoria.

Ventimila euro è il valore degli alimenti sequestrati, tra olio, carne e pesce. Solo il 51% dei locali sottoposti a controllo è risultato completamente in regola, mentre per il restante 49% l’ispezione ha evidenziato difformità che vanno dallo scarso rispetto delle norme igienico-sanitarie alla cattiva conservazione dei cibi.

In alcuni casi sono state rilevate addirittura violazioni alle leggi che regolano la sicurezza sul lavoro oppure la presenza di cibi avariati, che hanno portato alla denuncia penale di trentatrè titolari di attività commerciali.

Nel 15% dei casi è stata riscontrata la mancata tracciabilità degli alimenti, un giochino che forse permetteva a molti locali di proporre tranquillamente il tonno pescato nei mari siciliani e le triglie che provenivano dalle coste toscane con margini di guadagno molto più alti rispetto a quelli che sarebbero derivati se la provenienza dei prodotti fosse stata veramente quella dichiarata verbalmente.

Neppure i colossi del fast food sono risultati in regola ai controlli dei NAS: la presenza di blatte all’interno di derrate alimentari è costata la chiusura del Chicken Hut che si trova in via Prenestina.

E allora che fare? Niente più cene al ristorante con amici e familiari? No, non è questa la soluzione, perché tra i vari ristoratori ci sono anche quelli che lavorano con coscienza: c’è quel 49% di locali che mette in pratica quel meccanismo di autotutela che rappresenta una delle maggiori garanzie per gli operatori del settore alimentare.

Il piano di controllo Haccp infatti viene stilato con lo scopo di evidenziare quali sono i principali punti di rischio delle varie preparazioni alimentari, al fine di limitarli al massimo. Ci sono quei ristoratori che provvedono ad attuare tutte le misure cautelative previste dal piano di autocontrollo, che puliscono regolarmente i pavimenti e controllano quotidianamente le derrate alimentari per rilevare eventuali anomalie.

Ci sono i gestori che sanificano le basi di lavoro e provvedono allo sbrinamento periodico dei frigoriferi. Sono operatori del settore che lavorano con passione e professionalità, arrivando ad autotassarsi per programmare controlli periodici da parte del personale di istituti specializzati che verificano e analizzano il loro operato.

Come rilevato anche dai carabinieri dei NAS c’è quel 49% di ristoratori che vogliono offrire ai propri clienti menù preparati nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie, tonno che proviene davvero dalla Sicilia e triglie pescate veramente lungo le coste toscane. Sono operatori seri che non meritano di finire in ombra per il cattivo operato di altri colleghi.

Non sarebbe corretto far finire l’offerta romana nell’infamia e nell’oblio per colpa di chi, sotto la bandiera del contenimento dei costi e del massimo guadagno, ha sacrificato pulizia e sicurezza alimentare.

E allora continuate pure ad andare a cena fuori con amici e familiari, guardandovi intorno per scoprire quanta pulizia e professionalità vi sia nei locali che sceglierete. Sì, perché è vero che non potrete certo avere accesso alle cucine per controllarne lo stato, ma è altrettanto vero che la pulizia e il decoro si vedono ovunque. Avreste sicuramente notato anche voi quella blatta se fosse fuoriuscita dal registratore di cassa mentre il gestore sorridente vi faceva lo scontrino, o no?