Putti e monete: scoperta "miracolosa" agli scavi di San Casciano

Gli scavi archeologici in corso al Bagno Grande di San Casciano continuano a meravigliare: monete ed ex voto scrivono una nuova pagina della storia antica

Gli scavi archeologici in corso presso il Bagno Grande di San Casciano dei Bagni non smettono di stupire: soltanto nell’Agosto 2020 gli archeologi videro riemergere dal fango caldo dell’area termale l’altare in travertino dedicato al dio Apollo, svelando così il maestoso ingresso del santuario romano.

Le successive campagne hanno poi riportato alla luce altre sezioni del santuario, con gli altari dedicati a Fortuna Primigenia ed Iside, la vasca sacra con le sue colonne e migliaia di ex voto in perfetto stato.

Gli scavi di San Casciano

Guidato da Jacopo Tabolli ed Emanuele Mariotti, il team che si sta occupando degli scavi di San Casciano sta realizzando quello che la sindaca Agnese Carletti definisce “un sogno inseguito da almeno 15 anni”.

Come racconta ad ANSA, nel 2007 il Comune di San Casciano dei Bagni promosse lo scavo che riportò alla luce le tombe del II e I sec. a.C. della necropoli di Balena, piuttosto vicina al sito del Bagno Grande.

L’esplorazione dell’area – che si trova in prossimità dei cosiddetti vasconi, le terme libere scolpite nella roccia a pochi passi dal centro del borgo – è stata finanziata soltanto nel 2018.

Il fatto che sulle sepolture della Balena si trovassero iscrizioni sia in etrusco sia in latino non poté che attrarre gli studiosi di tutto il mondo, e sostenere in qualche misura l’idea che proprio il piccolissimo comune in provincia di Siena potesse conservare tracce importanti dell’influenza etrusca sulla civiltà romana.

Le campagne di scavo nell’area del Bagno Grande non hanno deluso le aspettative, e non smettono di sorprendere: clave, fiaccole, bassorilievi, migliaia di monete intatte ed una serie di cinque bronzetti votivi sono soltanto parte del tesoro che si sta disvelando a San Casciano.

Tra i rinvenimenti più affascinanti, uno splendido putto in bronzo del II sec. d.C. che ricorda il Putto Graziani dei Musei Vaticani, e che come quello presenta un’iscrizione sulla coscia destra.

Un’inedita pagina della storia antica

Come dichiara l’archeologo Jacopo Tabolli ad ANSA, le sorprese sono “continue e straordinarie”: la campagna di scavi del Bagno Grande sembra poter scrivere quelle righe mancanti della storia di un territorio che fu importantissimo centro della vita etrusca e rimase tale in epoca romana.

Il santuario del Bagno Grande, che fu prima etrusco e poi romano, “è un deposito votivo incredibile”, spiega Tabolli: le offerte lasciate migliaia di anni fa dai fedeli che venivano a bagnarsi nell’acqua miracolosa della fonte termale stanno riemergendo dai fanghi caldi di San Casciano in tutto il loro splendore, come avveniva nelle grandi spedizioni archeologiche del Settecento.

Le ultime campagne di scavo hanno riportato alla luce la grande vasca allungata in cui i fedeli venivano a bagnarsi, ma anche tutti gli ex voto lasciati in acqua per assicurarsi la benevolenza degli dei.

Le tante tracce che pian piano vengono sottratte ai fanghi termali stanno quindi scrivendo la storia di un santuario che si crede fosse il centro nevralgico delle antiche fonti di Chiusi, le Aquae Clusinae che furono celebri in tutto l’Impero almeno sino all’età di Marco Aurelio.

Gli ultimi incredibili ritrovamenti parlano delle radici antichissime della fama di cui godeva il Santuario del Bagno Grande: si tratta forse di una delle più importanti tessere del puzzle che forse consentirà di ricostruire le vicende del culto della maternità legato alle sacre acque del santuario.

Secondo gli studiosi, tale forma cultuale potrebbe essere passata dalla civiltà etrusca a quella romana, ed avere radici ancora più antiche.

“La speranza” conclude Tabolli “è che scendendo riusciremo a ricostruire la storia ancora precedente”, e svelare un po’ di quelle lontane e misteriose radici etrusche così presenti in questo angolo di Toscana e nel resto del Paese.