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Il mistero dello scheletro dell'Appia Antica è stato risolto

Gli scienziati sono riusciti a risolvere il mistero dello scheletro rinvenuto nel Parco Archeologico dell'Appia Antica: svelata la sua identità

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Chiesa di San Nicola

Un antichissimo scheletro è riemerso durante alcuni lavori di rifacimento della pavimentazione nel Parco Archeologico dell’Appia Antica, tra la chiesa di San Nicola e il Mausoleo di Cecilia Metella: gli esperti si sono trovati davanti ad un vero e proprio enigma, nel tentativo di scoprire l’identità del giovane cui appartengono i resti e l’epoca in cui visse. Alcuni indizi ritrovati nella sepoltura, tuttavia, ha permesso loro di sciogliere il mistero. Ecco che cos’hanno scoperto gli archeologi.

Lo scheletro dell’Appia Antica

Facciamo un passo indietro: lo scorso 6 novembre 2023, fuori della chiesa di San Nicola sono stati rinvenuti i resti ossei di un ragazzo di circa 15 anni di età. Si è trattata di una vera sorpresa, soprattutto perché inizialmente non erano previsti lavori che portassero gli operai a scavare proprio in quel punto. Per gli esperti, questo ritrovamento si è rivelato enigmatico. Due sono infatti gli indizi che hanno subito catturato la loro attenzione.

Innanzitutto, accanto al corpo del giovane uomo sono state portate alla luce due fibbie in metallo di forma circolare, probabilmente appartenenti ad una cintura a doppia fibbia – molto più rara all’epoca, rispetto ad una cintura normale. Ciò ha subito portato gli archeologi a sospettare che lo scheletro appartenesse ad una persona di rango elevato. Conferma che potrebbe arrivare dalla seconda particolarità della tomba: uno dei suoi muri sembra essere stato inglobato nella facciata della chiesa, quasi quest’ultima fosse stata costruita seguendo come principio cardine l’idea di rispettare la sepoltura stessa.

Il mistero delle fibbie

Partendo dalle fibbie di metallo, gli esperti sono riusciti a risalire alla probabile identità del giovane sepolto nel Parco dell’Appia Antica. “Lo studio accurato della tipologia delle fibbie ha permesso di attribuirle a una produzione molto importante di Pisa, di cui sono noti gli stampi, che appaiono perfettamente compatibili con gli oggetti ritrovati nello scavo” – ha affermato Stefano Roascio, funzionario archeologico del parco, in un’intervista a Repubblica.

La produzione delle fibbie vedrebbe coinvolta la celebre famiglia Gaetani di Pisa, all’epoca dedita ai commerci e alla finanza. I Gaetani, a loro volta, avevano rapporti con Benedetto Caetani, ancor prima che quest’ultimo diventasse Papa Bonifacio VIII. “Addirittura ne finanziano l’ascesa, sia quando è Cardinale, sia dopo, da Papa, quando fondano una vera e propria banca” – ha spiegato Roascio. In che modo tutto ciò ci offre informazioni sull’identità dello scheletro dell’Appia Antica?

Secondo gli esperti, i Gaetani sarebbero stati presenti a Roma già negli ultimi decenni del 200, prima della realizzazione della chiesa di San Nicola e del Castrum Caetani, il vicino castello fortificato. Sarebbe dunque plausibile immaginare che i resti appartengano ad un ragazzo della nobile famiglia pisana, i cui esponenti erano stati nominati “familiares” dal Papa. Questo titolo veniva assegnato a persone di alto rango vicine al Pontefice, e aveva un valore di grande prestigio.

Così si spiegherebbe facilmente anche il mistero della posizione della sepoltura: “Probabilmente la fondazione, voluta da Papa Bonifacio sull’Appia, si situa in un luogo dove si erano già da diversi anni stanziati i Gaetani, suoi potenti sostenitori, e ciò spiega anche perché la chiesa del Papa abbia rispettato e inglobato in facciata la tomba precedente” – ha dichiarato Roascio.