Una civiltà nascosta sulla riva dell'Adige?

Per 50 anni, Luigi Lineri ha raccolto migliaia di pietre a cui ha dedicato un santuario. Il veronese svela il mistero delle loro forme

Ci ha messo cinquant’anni, ma sasso dopo sasso, Luigi Lineri ha costruito il suo santuario monumentale lungo il fiume Adige, dove racchiude pietre che potrebbero svelare l’esistenza di una civiltà remota.

Luigi nasce nel 1937, a Zevio, un piccolo paese in provincia di Verona, dove inizialmente si dedica alla poesia dialettale. Appassionato da sempre di pietre, nel 1964 Luigi inizia la sua “Ricerca”, mentre esplora selci su un tratto del fiume Adige.

Per Lineri, i sassi sono intrisi di significati mitologici ed arcaici, tanto che l’artista e poeta realizza in cinquant’anni un santuario privato, dedicato alle pietre raccolte durante le sue continue esplorazioni lungo  l’Adige. In alcune pietre dalle fattezze zoomorfe o antropomorfe, Luigi Lineri non vede il semplice effetto dell’erosione, bensì l’intervento artistico di antiche popolazioni, che secondo il poeta veronese avrebbero lasciato nel fiume una sorta di alfabeto formale.

I sassi diventano dei segni da decifrare, ma anche delle creature capaci di raccontare la storia dei nostri avi.

Dal 1985, Lineri si dedica completamente al progetto del santuario, raccogliendo sassi, catalogando le forme, impaginando su pannelli di legno che espone di fronte alla sua abitazione, ricoprendo l‘intera superficie di un edificio sviluppato su due piani. L’installazione a cui dà vita è imponente e suggestiva, con i sassi che formano delle piramidi davvero affascinanti.

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