Le ultime coperte abruzzesi alle pendici della Majella
Lo storico lanificio Merlino di Taranta Peligna è una delle ultime fabbriche in Italia dove si producono pregiate coperte di lana
La lavorazione della lana risale al Medioevo, tradizione tessile importata inizialmente dagli angioini e poi dalla Firenze dei Medici. Le tracce di questa attività sono riscontrabili un po’ ovunque, dalle effigie del patrono, san Biagio che la tradizione narra sia stato martirizzato proprio con un attrezzo per cardare la lana fino al nome del paese, la tarantola, animale tessitore per antonomasia.
Nell’antico negozio è possibile acquistare una delle coperte abruzzesi, calde e colorate, che un tempo erano un bene imprescindibile per ogni corredo nuziale. Poco dopo il dopoguerra se ne producevano almeno 400mila l’anno, molte dirette anche verso i mercati esteri, un giro d’affari che garantiva ad almeno 160 persone un lavoro stabile. Oggi invece, nella storica fabbrica di quella vivace attività non c’è più traccia e a portare avanti la tradizione è rimasto soltanto Gaetano Merlino, ultimo custode dell’antico artigianato.
Taranta Peligna, che si trova proprio a ridosso della via della Lana che univa Firenze e Napoli, è nota per le sue “tarante”, le stoffe di lana nera rozza che attraverso la gualchiera, un particolare macchinario, rendeva la fibra tessile che si ottiene dal vello degli ovini più compatta e resistente, molto ricercata dall’esercito borbonico per realizzare le divise dei propri soldati ma anche per le vele delle imbarcazioni militari.