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Verdi e la cantante Teresa Stolz erano amanti? Le lettere segrete

Analizzate 200 lettere inedite tra Giuseppe Verdi, la cantante Teresa Stolz e la moglie del Maestro Giuseppina Strepponi: Verdi e la Stolz erano amanti?

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L’eredità epistolare di Giuseppe Verdi sembra arricchirsi di sempre nuovi tesori. Dopo le 36 lettere dell’epistolario Verdi-Cammarano, acquisite dal Mibact nel 2017, e le 5mila pagine autografe del Maestro pubblicate dall’Istituto di Studi Verdiani nel 2019, emerge oggi un altro epistolario verdiano inedito, che sembra confermare il – piuttosto solido – antico sospetto che tra il Maestro ed il soprano che consacrò l’Aida alla Scala, Teresa Stolz, vi fosse una relazione amorosa.

Ad analizzare le lettere è la rivista Classic Voice, che nel numero di Gennaio 2022 – si legge nel sommario – “ha potuto esaminare l’unica relazione realizzata sul materiale, prima che venisse venduto”.

Le lettere di Verdi a Teresa Stolz

Quello analizzato dall’importante rivista musicale è un corpus di 200 lettere, rinvenuto dagli eredi del soprano ceco Teresa Stolz, che “permette di scavare in uno dei grandi misteri sentimentali della storia della musica”.

Lo storico sospetto che vedrebbe il Maestro Giuseppe Verdi e la cantante Stolz come amanti negli ultimi anni di vita del compositore – quelli in cui videro la luce tra le altre opere come l’Otello, il Falstaff e l’Aida – sembra trovare delle solide prove nel carteggio recentemente rinvenuto.

Fu proprio Teresa Stolz ad impersonare l’Aida alla sua prima rappresentazione italiana, nel Febbraio del 1872 alla Scala di Milano, e le ultime lettere emerse dal carteggio tra Giuseppe Verdi, Teresa Stolz e la moglie di Verdi Giuseppina Strepponi sembrerebbero alimentare non poco il pettegolezzo storico secondo cui la profonda amicizia che legava i due artisti nascondesse un’intimità d’altro tipo.

Quando la Strepponi scriveva al marito “Dio ti perdoni l’acutissima ed umiliante ferita che mi hai recata”, si legge su Repubblica, si riferiva quasi certamente al tradimento perpetrato nell’indugiare della relazione amorosa con la cantante boema.

I documenti analizzati da Classic Voice contengono 155 lettere autografe di Giuseppe Verdi indirizzate a Teresa Stolz, ma anche circa 80 lettere ricevute dalla cantante da parte dell’amica, che non fa mai riferimento alla presunta relazione tra il marito e la lontana confidente.

Se Giuseppina e Teresa parlavano di mobili, moda, domestici e vita mondana, il contenuto delle lettere inviate da Giuseppe Verdi all’amica rivela un rapporto molto profondo, in cui c’è spazio per giudizi su musicisti come Puccini, Mascagni e Franchetti e in cui il Maestro si rivolge alla cara amica usando il “tu”.

Verdi e la Stolz erano amanti?

Giuseppina Strepponi morì nel 1897. Da allora il rapporto epistolare sembra cambiare passo: Verdi scrive sempre più spesso a Teresa Stolz, “anche due volte al giorno”; su 155 lettere indirizzate alla cantante, ben 75 risalgono agli ultimi quattro anni di vita del Maestro.

Ma soprattutto, nelle lettere degli ultimi anni si parla di incontri – a Sant’Agata, alle terme di Tabiano e di Montecatini – in cui Verdi assicura all’amica: “Saremo soli! Non inviterò per quel giorno né Giulio, né Boito”.

E dopo gli incontri dei due amanti, si leggono le lettere gioiose che parlano di “ore deliziose, ma troppo brevi” che chissà quando torneranno, e di “mille baci e non aggiungo altro” capaci di rendere felice “la vita di un vecchio”.

Il sospetto che tra Giuseppe Verdi e Teresa Stolz potesse esserci una relazione amorosa è piuttosto noto agli esperti: risale a dieci anni fa la pubblicazione del volume “Giuseppe Verdi e Teresa Stolz: un legame oltre la musica” di Franco Donatini (Ed. Pagliai, 2011), in cui si ripercorre il lungo rapporto tra i due artisti senza mai sottostimare la presenza, fisica e sentimentale, della Stolz nella vita e nella produzione musicale del Maestro.

Giuseppe Verdi ha lasciato migliaia di pagine autografe, un tesoro che potrebbe essere in grado di ricostruirne la biografia artistica e musicale con una singolare dovizia di particolari. Perciò l’appello allo Stato,da parte della rivista: bisogna impedire che le lettere ritrovate finiscano in vendita all’estero, e metterle invece a disposizione degli studiosi.

L’archivio verdiano, in effetti, sembra vivere anni decisivi. Nel 2017 l’allora Mibact acquistò all’asta da Sotheby’s l’epistolario tra Verdi ed il suo librettista Salvatore Cammarano, ed appena due anni più tardi venne pubblicato integralmente, da parte dell’Istituto Nazionale di Studi Verdiani, quello che forse è il tesoro più prezioso dell’epistolario verdiano: 5434 pagine autografe che furono rinvenute all’interno di un baule a Sant’Agata qualche anno prima.

Si spera, si legge su Repubblica, che “le istituzioni musicali cittadine, a partire dall’Istituto nazionale di studi verdiani” decidano di farsi portavoce presso il Ministero, “per ottenere la dichiarazione di notevole interesse culturale dell’epistolario Verdi-Stolz”, una perla rara che può permettere di scoprire ancora meraviglie sul modo di sentire, di comporre e di vivere di Giuseppe Verdi.

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