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Effetto Coronavirus: a Firenze riecco le Buchette del Vino

La pandemia di coronavirus, con la conseguente necessità di mantenere il distanziamento sociale, ha fatto tornare di moda a Firenze le Buchette di Vino

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L’emergenza Coronavirus ha riportato in auge a Firenze un’antica tradizione, cioè quella delle Buchette del Vino. Ma cosa sono?

Il centro storico del capoluogo toscano, come del resto anche quelli di Pistoia e di altre 27 località della regione, nasconde tra i suoi muri alcune feritoie, utilizzate fin dal 1600 per la vendita al dettaglio in modalità “anti contagio”. L’antica tradizione risalente al periodo della peste, ora, è tornata di moda complice l’esplosione della pandemia di Covid-19.

Molte finestrelle sono state murate nel corso degli anni, ma alcune resistono e un’associazione culturale, chiamata proprio Buchette del Vino (che si ringrazia per la foto), si sta impegnando per farle tornare in auge.

Queste feritoie sono ideali per ordinare e servire ogni genere di prodotto, non solo il vino. Si pensi al gelato, al caffè o allo Spritz, ma anche ai libri. In questo periodo d’emergenza, in cui è necessario osservare con scrupolosa attenzione il distanziamento sociale, questa vecchia tradizione è quindi nuovamente utile.

Secondo i dati aggiornati al 10 luglio 2020, a Firenze, dentro le mura, sono presenti 149 Buchette del Vino. Fuori le mura, invece, sempre nella città toscana, ce ne sono altre 24. Nel corso degli anni ne sono state rimosse 10. Come già detto, questa tradizione non è un’esclusiva della città di Firenze. Sono 93, infatti, le Buchette del Vino recensite in altre località.

E nel resto d’Italia? Nelle ultime settimane hanno attirato l’attenzione dell’associazione alcune particolari aperture ritagliate nel legno di due portoni a Monforte d’Alba, in Piemonte. Difficile, però, stabilire se anche lì fossero diffuse le cosiddette Buchette del Vino.

Sul sito dell’associazione, a tal proposito, hanno scritto: “Di finestrini arcuati e quadrotti nei portoni ne abbiamo trovati a iosa, addirittura in Francia, in Liguria, in Sicilia. L’uso di creare accessi ridotti per merci, plichi e altro era diffuso ovunque in presenza di grandi portoni, anche per la difficoltà di aprire e chiudere ante pesanti. Finestrelle analoghe erano anche presenti nelle porte delle scuderie per dare aria ai cavalli e in quelle delle rimesse di autovetture (per disperdere all’esterno le esalazioni del motore) ma anche in alcuni palazzi (con funzione di spioncino) per scrutare chi suonava al campanello in mancanza di altre finestre in facciata, soprattutto da quando scarseggiava la servitù un tempo addetta a questo compito”.

E poi: “Fuori da un sicuro contesto toscano e da una forma immediatamente riconoscibile, è difficile dare per probabile un uso di questi finestrini come buchette. Ma non possiamo neanche escluderlo, visto il caso della città di Faenza, la presenza di ‘cancelletti’ a Roma e la vendita del vino dalle ‘buche’ a Bologna”.

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