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Il Guardian: "Pianura Padana tra le zone più inquinate d'Europa"

Da un reportage del Guardian, emerge che la Pianura Padana è una delle zone più inquinate d'Europa, con una qualità dell'aria davvero pessima

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Anche in Italia l’aria è pesantemente inquinata: questa non è certo una sorpresa, ma il pensiero vola subito a grandi città come Milano e Roma. Invece, l’allarme inquinamento scatta per alcune realtà ben più piccole e meno trafficate. Questo è ciò che emerge da un reportage del Guardian, che evidenzia un problema sottovalutato eppure decisamente preoccupante. In particolare, il quotidiano britannico punta i riflettori sulla qualità – decisamente scarsa – dell’aria nella Pianura Padana e, soprattutto, su città e piccoli borghi “insospettabili”.

Pianura Padana, allarme inquinamento

“Impossibile vivere così: la Pianura Padana colpita da un inquinamento atmosferico tra i peggiori d’Europa” – questo il titolo del Guardian, che apre così il suo reportage sulla drammatica situazione italiana. Più di un terzo delle persone che vivono in quest’area geografica respirano aria con una presenza di particelle sospese pericolose quattro volte superiore al limite posto dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per la sua conformazione, la Pianura Padana è particolarmente soggetta all’inquinamento: è protetta dalle Alpi e dagli Appennini, lontana dalla costa e poco ventilata. Ma è anche un’area di notevole sviluppo economico, fortemente industrializzata e caratterizzata da un’elevata attività agricola, producendo così un’enorme quantità di rifiuti difficili da smaltire. Qui si concentrano soprattutto allevamenti di suini, che stanno causando non pochi problemi ai cittadini.

Il caso di Crotta d’Adda

Particolarmente curioso – e non certo poco inquietante – è il caso di Crotta d’Adda, piccolo borgo in provincia di Cremona che ospita circa 600 persone. I suoi abitanti, secondo quanto riporta il Guardian, sarebbero sempre più spesso costretti a barricarsi in casa per evitare le esalazioni dovute al letame, a causa dei numerosi allevamenti di suini e di polli che si trovano a pochissima distanza dalle case. Le feci degli animali allevati vengono trasformate in fertilizzante e poi ricoperte in uno spesso strato di terreno agricolo, in un processo chiamato spargimento dei fanghi.

L’odore terrificante penetra persino nei muri, dove perdura per settimane. Ed è non solamente sgradevole, ma persino pericoloso: si sarebbero verificati parecchi casi di persone che hanno riportato sintomi come vomito, difficoltà respiratorie, vertigini, gonfiore agli occhi e mal di testa. L’inquinamento derivato dagli allevamenti si somma a quello provocato dalle automobili e dalle industrie circostanti, rendendo la situazione sempre più grave.

La preoccupante situazione di Cremona

Il Guardian sposta poi la sua attenzione su Cremona e la sua provincia, che conta circa 60mila abitanti: dalla classifica pubblicata nel 2023 dall’European Environment Agency (EEA) è emerso che la città è quart’ultima tra quelle che hanno la peggior qualità dell’aria in tutta Europa. L’inquinamento sarebbe collegato a ben 50.303 morti premature avvenute in Italia nel 2020: se la maggior parte si è verificata a Milano, la provincia di Cremona è risultata quella con la più alta percentuale di decessi – tra i 150 e i 200 ogni 100mila residenti.

Le morti sono attribuibili al particolato fine, conosciuto anche con la sigla PM 2.5. Maria Grazia Petronio, rappresentante dell’ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente), ha affermato al quotidiano: “Nessun organo del corpo è immune al particolato fine. Quindi abbiamo a che fare con tutti i tipi di cancro, malattie respiratorie, problemi di fertilità e anche malattie cardiovascolari”.

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