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La mappa dei dissalatori in Italia: cosa sono e dove si trovano

In Italia esistono già diversi dissalatori e altri verranno realizzati presto: dove sono gli impianti italiani e dove potrebbero sorgere i nuovi

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Di fronte a una siccità che si è fatta sempre più preoccupante, soprattutto in alcune zone del Nord Italia, si sta facendo strada anche nel nostro Paese la volontà di costruire impianti capaci di trasformare l’acqua del mare in acqua dolce.

I dissalatori, alcuni amministratori locali ne sembrano sempre più convinti, potrebbero essere una soluzione brillante al grave problema di mancanza d’acqua che sta colpendo l’Italia e che rischia di lasciare colture, industrie e diversi milioni di persone senz’acqua potabile.

Emergenza siccità, cosa sono i dissalatori

Secondo un report dell’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche, il 6-15% della popolazione italiana vive oggi in territori esposti a gravi fenomeni di siccità e rischia di rimanere senz’acqua: proprio per questo il Governo ha recentemente annunciato l’istituzione di una cabina di regia tra tutti i ministeri interessati per definire un Piano Idrico Straordinario per l’emergenza siccità.

“Investire in depuratori e dissalatori è uno dei nostri obiettivi”, ha recentemente dichiarato il ministro della Protezione Civile Sebastiano Musumeci al ‘Messaggero’. Nonostante l’Italia presenti le caratteristiche ideali per sfruttare questo tipo di tecnologia e diverse zone ad alto rischio, infatti, il nostro Paese è ancora piuttosto indietro: la produzione di acqua dissalata in Italia rappresenta appena lo 0,1% del prelievo di acqua dolce, mentre in Paesi come Emirati Arabi Uniti, Australia e Spagna l’acqua desalinizzata copre una buona percentuale del fabbisogno di acqua della popolazione.

Circa l’85% dei dissalatori installati nel mondo funziona tramite osmosi inversa: l’acqua viene prelevata dal mare e incanalata verso una serie di membrane filtranti che trattengono sali e impurità. La dissalazione per osmosi, oltre a essere la tecnica più diffusa, è anche quella che richiede meno energia: a differenza della dissalazione termica, una vera e propria distillazione dell’acqua di mare tramite evaporazione, la dissalazione per osmosi non richiede l’utilizzo di dispendiose fonti di calore.

La mappa dei dissalatori: dove sono in Italia

La presenza di dissalatori in Italia non è una novità assoluta: nel nostro Paese esistono dissalatori la cui realizzazione risale agli anni Novanta, e si contano diversi impianti già in disuso, come quelli siciliani di Gela, Trapani e Porto Empedocle. La maggior parte dei dissalatori oggi presenti in Italia è limitata a strutture di piccole e medie dimensioni, una buona parte delle quali fornisce acqua potabile a industrie ed attività turistiche come hotel e resort.

Gli impianti di dissalazione italiani si trovano prevalentemente nelle piccole isole di Sicilia, Toscana e Lazio. La regione siciliana, in particolare, ha una lunga tradizione in materia: oltre al dissalatore di Ustica, ultimato nel 1995, l’isola può contare su un impianto che serve le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa e che ha una portata complessiva di oltre 460 metri cubi d’acqua all’ora, e anche l’isola di Vulcano ha il suo dissalatore.

In Toscana esistono degli impianti di dissalazione che forniscono acqua potabile agli abitanti delle isole di Giannutri e Capraia e dell’Isola del Giglio, mentre sull’Isola d’Elba cittadini e amministratori protestano da mesi contro il dissalatore di Lido di Capoliveri. Gli impianti di dissalazione infatti hanno dei costi ambientali importanti: non a caso la legge “SalvaMare” per la raccolta dei rifiuti in mare e la tutela dell’ambiente marino, entrata in vigore il 25 giugno 2022, permette la costruzione di nuovi impianti solo ed esclusivamente in assenza di alternative.

Anche sull’isola di Ponza la costruzione del dissalatore temporaneo di Cala dell’Acqua ha sollevato il malumore del Comune, preoccupato per le ripercussioni sull’ambiente e sulla stagione turistica estiva. Stessa sorte per l’impianto che si trova sull’Isola di Ventotene.

Nuovi dissalatori in arrivo in Italia

Il dissalatore più grande d’Italia verrà costruito a Taranto: si tratta di un investimento di 100 milioni di euro che beneficerà dei fondi del PNRR e che si prevede sarà completato entro il 2026. Il dissalatore di Taranto tratterà 1.000 litri di acqua al secondo, producendo ogni giorno l’equivalente del fabbisogno idrico di 385.000 persone.

Un altro dissalatore, temporaneo, è appena arrivato a Taglio di Po, in provincia di Rovigo: è stato noleggiato dalla Spagna per due mesi, e fornirà acqua alle zone critiche di Polesine e Veneto – regione in cui si vanno affacciando anche altri progetti “in stile Dubai”.

Anche Genova vuole il suo dissalatore: come ha recentemente affermato il sindaco Marco Bucci, intervistato dal ‘Quotidiano Nazionale’, si sta lavorando per “la costruzione di un grande impianto di desalinizzazione in grado di portare circa 100 milioni di metri cubi d’acqua l’anno nel Nord Italia”.

L’ultima proposta in ordine di tempo arriva dalle Marche, dove il vicepresidente del Consiglio Regionale Andrea Biancani ha posto un’interrogazione sulla possibilità di installare un dissalatore nella provincia di Pesaro-Urbino.

È inoltre notizia recente che alle isole italiane siano stati assegnati 22 milioni di euro per la costruzione di impianti di dissalazione: buona parte delle risorse sono destinate alle isole siciliane, che presto potrebbero veder nascere nuovi dissalatori anche a Lampedusa, Panarea e Stromboli.

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