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Il caso dei daini di Ravenna: 1000 sono da abbattere. La protesta

A Ravenna sta facendo discutere la decisione dell'Ente Parco Delta del Po di destinare molti daini presenti ad allevamenti che produrranno carne

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Sta facendo molta polemica la decisione da parte dell’Ente Delta del Po dell’Emilia Romagna di ricollocare i daini della Pineta di Classe ad allevamenti “non a scopo amatoriale”, quindi fondamentalmente al macello.

Pineta di Classe, mille daini da abbattere

Pineta di Classe è una Riserva Naturale situata a sud di Ravenna che è gestita dall’ente Parco Naturale del Delta del Po. In questi giorni i gestori della Pineta si trovano sulle pagine di molti giornali perché hanno deciso di pubblicare un’indagine di mercato volta a identificare soggetti interessati alla gestione per tre anni del servizio “di cattura e delocalizzazione di esemplari di daino”.

Il problema era sorto giù l’estate scorso quando la Regione Emilia Romagna aveva lanciato l’allarme dicendo che i daini provocavano un alto numero di incidenti e quindi era meglio ricollocarli in allevamenti. Secondo il direttore del parco il numero di daini è cresciuto così tanto che questo provoca problemi alla flora e all’ecosistema del parco stesso. È stata introdotta una famiglia di lupi per tentare di risolvere la situazione ma purtroppo questo non basta.

All’inizio questi daini vivevano presso il Gran Bosco della Mesola una Riserva Naturale di 1.058 ettari ma poi sono stati allontanati da lì perché avevano mangiato tutto il verde a disposizione e alcuni di questi erano andati al macello.  Le associazioni animaliste, però, non sono d’accordo con la decisione e si sono subito mosse per proteggere i daini.

Le dichiarazioni degli enti coinvolti

In molti stanno raccogliendo firme per salvaguardare la vita dei “mille Bambi” (in realtà Bambi era un cervo mentre questi sono daini, entrambi però appartengono alla Famiglia dei Cervidi). Una soluzione potrebbe essere quella di sterilizzarli ma si stima servano all’incirca 400 mila euro e il Parco non dispone di questo budget. Ecco le parole del Direttore a ‘La Repubblica’: “Io capisco tutte le sensibilità, ho due figlie vegetariane. Ma che devo fare? I daini così sono troppi e non fanno bene al parco. Si potrebbero sterilizzare, ma servono 400 mila euro e il parco non li ha. Una volta erano al Bosco della Mesola, poi la Forestale li allontanò, macellandone a centinaia perché avevano trasformato il parco in parcheggio, senza più un filo d’erba. Un privato di qui ne comprò una quindicina, poi scapparono. Bastava intervenire subito e non saremmo arrivati a questo punto”.

Molte associazioni ambientaliste hanno dichiarato di voler intervenire per salvare i daini e stanno organizzando manifestazioni per sensibilizzare tutti i cittadini sulla situazione ma anche presidi a protezione degli animali. Tra le associazioni in prima linea in questa battaglia, oltre all’ENPA, c’è l’associazione Clama, un’organizzazione locale molto attiva nella tutela e nella protezione degli animali.

Una tra le responsabili di Clama, Cristina Franzoni, ha dichiarato a ‘La Repubblica’: “Siamo davvero sommersi di firme. Presto presenteremo una petizione in Regione. Prima il problema erano gli incidenti, poi i danni alle colture e la perdita di biodiversità. La verità è che i daini danno fastidio ai cacciatori, perché i cani annusano il loro odore e si distraggono dalla preda. Noi chiediamo che si usino metodi ecologici a tutela di questi animali, che potrebbero diventare anche un valore per il turismo. Già una volta abbiamo fermato i cacciatori”.

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