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Le zone meno abitate d'Italia, ecco quali sono

In quasi tutte le regioni del nostro Paese esistono zone geografiche in cui la densità di popolazione è molto bassa, tanto da considerarle quasi disabitate

Il motivo che ha reso alcune zone geografiche del nostro paese molto poco abitate non è sempre lo stesso: per esempio alcune di loro sono tali perché il territorio ostile non ha permesso la formazione di agglomerati urbani, mentre altre sono degli insiemi di borghi abbandonati per svariate cause.

Tra le zone impervie una delle più significative è la Val Grande, che si trova nella provincia di Verbania-Cusio-Ossola. Quest’area dell’Italia Settentrionale è una delle più grandi zone geografiche con minor densità di popolazione di tutta la parte occidentale dell’Europa.

Ha una forma simile a un ovale e si trova a un’altitudine che va dai 700 ai 2.000 metri. Un tempo, fino a metà del secolo scorso, più o meno, la Val Grande era abituata da pastori nomadi ma non ci sono mai stati degli insediamenti stabili di gruppi di persone al suo interno.

I vecchi alpeggi sono i luoghi in cui si può trovare minor concentrazione di popolazione. Ceresole Reale in Valle Orco è un esempio di alpeggio abbandonato, che conta circa un centinaio di abitanti. Molto probabilmente questi luoghi sono stati abbandonati dopo l’industrializzazione del secondo dopoguerra.

In provincia di Lucca si trova una delle più desolate zone disabitate d’Italia, composta da un insieme di paesi che sono stati completamente abbandonati a causa di un terribile errore umano. Durante il periodo del secondo dopoguerra ciò che più contava era il progresso, mentre la valorizzazione e la conservazione del territorio non erano considerate importanti.

Partendo da questo presupposto, è facile capire come l’esigenza di produrre maggiore energia elettrica abbia spinto gli uomini a sbarrare delle valli per creare bacini idrografici artificiali.

Inizialmente si cercarono le valli e i paesi in cui era possibile farlo, ma poi, la continua richiesta di energia spinse gli uomini a creare bacini anche dove non si poteva. Fu per questo errore che interi paesi – per esempio Fabbriche di Careggine – vennero sommersi e tutta la zona ora è disabitata. Inoltre, nelle zone della Lunigiana e della Garfagnana, si trovano vari borghi che a causa di terremoti ed esondazioni ora sono distrutti.

In ogni caso, la regione in cui ci sono create più zone disabitate è l’Abruzzo: al centro di questa regione infatti, ci sono paesi come Laturo e Valle Piola, in provincia di Teramo, Sperone Vecchio, in provincia di L’Aquila e Buonanotte, in provincia di Chieti, che un tempo erano abitati, le piazze erano rumorose e nei prati circostanti andavano i pastori.

In questi luoghi ora, le uniche persone che ci sono non sono certamente giovani, per i quali il territorio non offre nessuna speranza di lavoro. Anche se spesso è la natura a essere la causa della mancanza di popolazione in determinate zone, in molti altri casi la mano dell’uomo sulla natura crea danni maggiori.

Per esempio la Valle del Mis, in provincia di Belluno, dagli anni ’60 è disabitata a causa della costruzione di una diga nel 1957 che ha sommerso tutti i paesi che si trovavano nella parte più bassa della valle. Nel 1966 inoltre un’alluvione ha reso anche il resto della valle impraticabile. Se si visita questa valle, si troveranno solo boschi, laghi e i ruderi delle case dei borghi abbandonati.

In Sardegna si possono trovare molti paesi abbandonati come Argentiera, in provincia di Sassari, Villaggio Asproni, in provincia di Carbonia-Iglesia. Il motivo dell’abbandono è da addebitare a semplici motivi economici. Infatti questi paesi erano stati costruiti come agglomerati di case per tutti coloro che lavoravano nelle miniere. Una volta che l’attività mineraria terminava, questi paesi venivano abbandonati.

Sempre in Sardegna non si può non citare l’affascinante zona del complesso montuoso Supramonte. Si tratta di un luogo completamente roccioso, costituito da montagne carbonatiche, nella parte centro-orientale della regione, in provincia di Nuoro.

Racchiude una superficie di circa 350 chilometri quadrati che comprende anche foreste e profonde gole ed è soprannominato deserto mediterraneo. Questo territorio non è sempre stato disabitato, nel passato clan nuragici hanno costruito qui villaggi di cui adesso ci sono ancora tracce visibili.

Un’altra zona poco abitata si trova nelle vicinanze del monte San Biagio a Maratea in provincia di Potenza dove ormai è rimasto solo un paese abitato, mentre tutte le sue innumerevoli frazioni sono ormai considerate vere e proprie ghost town.

In tempi antichi le scorribande dei saraceni spingevano chi abitava in questi paesini a ritirarsi dalla pianura sulle alture. In seguito alcuni di quei nuovi paesi che erano stati costruiti sulle alture vennero a loro volta abbandonati dagli abitanti che volevano tornare in pianura.

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