I cloni di Nerone, l’imperatore romano accusato dell’incendio della città
Uno degli imperatori meno amati della storia, ma, nonostante questo, copie di Nerone cominciarono a circolare nell’impero anche dopo la sua morte.
Tacito racconta che nel 69 d. C. comparve un sosia dell’imperatore defunto nella provincia d’Asia. Questi, sfruttando la sua somiglianza con Nerone, riunì sotto di se numerosi disertori con l’obiettivo di partire via mare alla volta di Roma. Un naufragio lo costrinse ad approdare sull’isola di Citno nelle Cicladi. Qui, insieme a un gruppo dei legionari, cercò di convincere le autorità di essere il vero Nerone in viaggio per l’Egitto. La notizia raggiunse Servio Sulpicio Galba, l’allora imperatore romano, che, assecondando l’imbroglione, lo fece imbarcare su una nave per portarlo in Egitto, ma durante il viaggio fu ucciso e il suo corpo inviato nella capitale.
Questo fu uno dei tanti che si finsero Nerone. A detta dello storico Dione Cassio, ne comparve un altro sotto l’impero di Tito, che riuscì a radunare un vero e proprio piccolo esercito con il quale voleva destituire l’imperatore. L’errore che lo portò alla morte fu chiedere ad Artabano, re dei Parti, una ricompensa per la restituzione dell’Armenia. I parti, infatti, lo uccisero. La leggenda che voleva Nerone ancora vivo, non si placò nemmeno con il passare dei secoli. Ancora all’epoca di S. Agostino si parlava di Nero redivivus.