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Bomarzo non è solo il Parco dei Mostri: cosa vedere nei dintorni

Cosa fare e vedere nei dintorni di Bomarzo, celebre per Il Parco dei Mostri, anche detto Sacro Bosco: tra Chia, Bassano in Teverina e Vitorchiano

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Il Parco dei Mostri o Sacro Bosco di Bomarzo, in provincia di Viterbo, nel Lazio, è una delle attrazioni più suggestive del Centro Italia. Le sue misteriose sculture ritraenti animali mitologici, divinità e mostri attirano, infatti, curiosi da tutto lo Stivale.

Organizzare una gita fuoriporta al Parco dei Mostri di Bomarzo, tra i parchi e giardini più “strani” d’Italia, è però anche l’occasione per ammirare altri luoghi altrettanto fascinosi della Tuscia, raggiungibili in pochi minuti. Ci riferiamo, nello specifico, alla cosiddetta “città fantasma” di Chia e ai borghi di Bassano in Teverina e Vitorchiano.

La visita al Parco dei Mostri di Bomarzo (nella foto in basso e in copertina) dura circa 2 ore. C’è tempo, quindi, nell’arco di un weekend, per visitare le attrazioni circostanti. In base alle specifiche esigenze e disponibilità, è ovviamente possibile optare per una sola o più tappe e “costruire” così il proprio itinerario preferito.

Tappa 1 – Bomarzo: non solo Parco dei Mostri

Il borgo di Bomarzo non è solo il Parco dei Mostri. Nel suo cuore più antico è possibile ammirare per esempio Palazzo Orsini, gioiello di architettura rinascimentale che domina l’intero borgo (in foto).

Gli amanti della natura possono invece fare un’escursione nella Riserva Naturale di Monte Casoli, dove è possibile trovare la quercia virgiliana (molto rara nel Lazio) e tante testimonianze archeologiche, specialmente di epoca etrusca.

Forse non tutti sanno che, vicino al più noto Parco dei Mostri, c’è un’altra misteriosa bellezza archeologica: è la Piramide Etrusca di Bomarzo. Questa costruzione megalitica a gradoni, forse pensata per i sacrifici agli dèi, è l’altare rupestre più grande in Europa.

A breve distanza dalla Piramide Etrusca, sul versante sud est di Bomarzo, c’è, infine, la Necropoli di Santa Cecilia, che ospita i resti di un cimitero paleocristiano. I cittadini di Bomarzo la chiamano anche il “Camposanto di Chia“.

Da non perdere a Bomarzo:

  • Palazzo Orsini
  • la Riserva Naturale di Monte Casoli
  • la Piramide Etrusca
  • la Necropoli di Santa Cecilia

Tappa 2 – La “città fantasma” di Chia

Chia, frazione di Soriano nel Cimino, è distante solo 5,5 chilometri da Bomarzo, in direzione sud-est. L’antico borgo rupestre, che affianca il paese vero e proprio (che oggi conta circa 400 abitanti) è ormai fatiscente e in completo abbandono. Da qui deriva il soprannome di “città fantasma“.

La visita all’antico borgo parte da Piazza Garibaldi. Lasciata sulla sinistra la Chiesa Madonna delle Grazie, percorrendo Via Ripetta, è possibile immergersi tra gli stretti vicoli che conducono alla parte più antica della città, dove si apre Piazza Giordano Bruno.

La Necropoli di Santa Cecilia citata in precedenza si trova praticamente a metà strada tra la Piramide Etrusca e la celebre Torre di Chia, anche detta Castello di Colle Casale, ultima dimora di Pier Paolo Pasolini. Lo scrittore e regista rimase “stregato” da questo luogo in occasione delle riprese del suo film ‘Il Vangelo Secondo Matteo’: la scena del battesimo di Gesù è infatti ambientata alle cascate del torrente Castello (nella foto in basso), che scorre proprio sotto la Torre di Chia.

Oggi la Torre di Chia, inserita nella rete delle Dimore Storiche del Lazio, è periodicamente aperta alle visite. La costruzione è di proprietà degli eredi di Pasolini e, recentemente, è stata messa in vendita. A Pasolini è dedicato anche un busto bronzeo nella piazza centrale.

Da non perdere a Chia:

  • il “borgo fantasma” di Chia
  • la Torre di Chia
  • le cascate del torrente Castello
  • il busto di Pasolini

Tappa 3 – Bassano in Teverina

Procedendo in direzione est è possibile raggiungere Bassano in Teverina, borgo situato su uno sperone tufaceo che offre una vista panoramica (in foto) sulla vallata del Tevere e, nelle giornate più luminose, fino all’Umbria.

L’estate e, più precisamente, il secondo weekend di luglio, è il momento migliore per godersi la rievocazione storica rinascimentale, con corteo in abiti d’epoca, dedicata ad Alfonso De Lagnis (personaggio storico del Rinascimento che governò il borgo).

Merita certamente una visita la Torre dell’Orologio, che rappresenta un unicum al mondo: è stata costruita inglobando al suo interno il campanile dell’adiacente Chiesa di Santa Maria dei Lumi. Anche quest’ultima chiesa, consacrata nel 1879, vanta un record: è ritenuta la prima al mondo dedicata all’Immacolata Concezione.

Chi ama le leggende non può non far tappa, poi, al Lago di Vladimonio, anche noto come Lago Vadimone o Lago del Demonio, menzionato negli scritti di Seneca e Plinio il Vecchio (che hanno citato le sue “isole galleggianti“), Tito Livio e Plinio il Giovane. In questa area si è combattuta la Battaglia di Vadimone, scontro decisivo tra Romani ed Etruschi.

La leggenda più nota vuole che il lago si sia formato al posto di un’aia, dove alcuni contadini erano intenti a tritare il grano in compagnia di alcuni cavalli nel giorno di Sant’Anna, in cui era vietato lavorare. Proprio a causa della violazione di questo divieto l’aia li avrebbe fatti sprofondare facendo emergere l’acqua. Si narra che, ancora oggi, sia possibile sentire nei pressi del lago il rumore dei cavalli che corrono.

Da non perdere a Bassano in Teverina:

  • la rievocazione “Alla corte di Alfonso de Lagnis”
  • la Torre dell’Orologio
  • la Chiesa di Santa Maria dei Lumi
  • il Lago di Vladimonio

Tappa 4 – Vitorchiano

Vitorchiano è un borgo della Tuscia situato a circa 11 chilometri di distanza da Bomarzo, in direzione ovest. Qui, ai più golosi, si consiglia di provare i Cavatelli vitorchianesi, dal 2017 riconosciuti dal Mipaaf prodotto PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale): si tratta di lunghi spaghettoni conditi con sugo di pomodoro, aglio, olio, peperoncino e finocchio selvatico.

Vitorchiano, però, è famosa soprattutto per ospitare un Moai (nella foto in basso), il monolite di tufo vulcanico tipico dell’isola di Pasqua, simbolo di benessere e prosperità, Negli anni Ottanta una delegazione pasquense giunse qui alla ricerca di un materiale simile al tufo per restaurare i Moai dell’isola di Pasqua, da tempo in deterioramento. La scelta ricadde proprio sul peperino di Vitorchiano. Il Moai che ora è possibile ammirare nella Tuscia è il risultato dell’esperimento condotto per valutare l’idoneità del materiale in questione.

Chi ama la natura può far tappa al Centro Botanico Moutan di Vitorchiano, che ospita la più ampia collezione al mondo di peonie arboree ed erbacee cinesi (la fioritura delle peonie avviene tra inizio aprile e fine maggio), oppure addentrarsi nella Selva di Molano, proprio in direzione Bomarzo. È soprannominata la “Stonehenge italiana” per i suoi siti rupestri di insediamenti del periodo etrusco-romano e alto medievale.

Da non perdere a Vitorchiano:

  • i Cavatello vitorchianesi
  • il Moai
  • il Centro Botanico Moutan
  • la Selva di Molano.

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