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Università, migliori lauree per trovare lavoro e guadagnare bene

Le lauree non sono tutte uguali: ecco quali sono i corsi di studio per trovare lavoro e guadagnare bene in Italia secondo il Report 2022 di AlmaLaurea

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È stato presentato a Bologna, giovedì 16 giugno, il Rapporto AlmaLaurea 2022 su Profilo e Condizione Occupazionale dei Laureati: si tratta del 24esimo rapporto annuale stilato dall’importante Consorzio interuniversitario, che dal 1994 mette insieme 78 Atenei italiani e rappresenta circa il 90% dei laureati nel nostro Paese.

Dal rapporto 2022, costruito sulle risposte di circa 300mila laureati italiani, emerge un quadro sostanzialmente positivo dell’Università nostrana, in particolare per quanto riguarda l’ingresso nel mondo del lavoro una volta concluso il percorso di studi.

Più lavoro e stipendi più alti dopo l’Università

Secondo quanto riportato da AlmaLaurea, il 72,9% dei laureati italiani confermerebbe la scelta compiuta, sia di corso sia di ateneo. Gli studenti degli Atenei si dichiarano generalmente soddisfatti del proprio percorso di studi.

Ma com’è la situazione per quanto riguarda la possibilità di trovare lavoro una volta conseguita la laurea? L’indagine sulla condizione occupazionale mostra un tendenziale miglioramento del tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo: rispetto al 2019, l’indice fa registrare un +2,9% per i laureati di secondo livello e un +0,4% per chi ha conseguito il Diploma di Laurea, o laurea di primo livello.

Anche le retribuzioni medie aumentano rispetto al 2019, facendo segnare un +7,7% per i laureati di secondo livello, cioè quelli che hanno conseguito una Laurea Magistrale, e un incremento del +9,1% per quanto riguarda le retribuzioni dei laureati di primo livello.

Secondo il Rapporto AlmaLaurea 2022, a un anno dalla laurea soltanto un laureato su quattro è assunto in via definitiva: la maggior parte dei neolaureati italiani, circa il 40%, viene inizialmente inquadrato come dipendente a tempo determinato. Soltanto dopo tre anni dalla laurea il numero dei precari va diminuendo, fino a toccare il 20-25% del totale. Un laureato su sei resta legato comunque a contratti a termine o non standard.

I laureati sono però anche lavoratori autonomi: il 9,4% dei laureati di primo livello, e ben il 19,8% di quelli di secondo livello sceglie la strada della partita IVA.

Le lauree con cui si trova prima lavoro

Ovviamente, le lauree non sono tutte uguali – e neanche le Università. Nelle città del nord Italia, come confermato dal QS employability ranking 2022, un laureato ha oltre il 40% in più di probabilità di essere impiegato appena dopo la laurea, rispetto a chi consegue il titolo negli Atenei del centro-sud.

Quanto ai titoli di laurea, spiccano su tutti quanto a occupabilità i titoli di studio in Informatica e Ingegneria – che a 5 anni dal conseguimento fanno segnare un tasso di occupazione superiore al 90%. Funzionano anche le lauree in Economia e Architettura, e quelle che danno accesso alle professioni sanitarie: i laureati in Medicina, Medicina veterinaria e Farmacia trovano lavoro nei primi 5 anni dal conseguimento del titolo in oltre il 90% dei casi.

Il quadro cambia sensibilmente quando dalle materie scientifiche si passa a quelle umanistiche: in ambito giuridico soltanto l’80% dei laureati trova un’occupazione nei primi anni dopo una laurea, come anche avviene per i laureati in Scienze della Formazione e dell’Educazione (80,9%). Appena meglio di avvocati ed educatori fanno i laureati in Arte e Design e in materie letterarie, che segnano rispettivamente l’81,2 e l’82,8% di occupati a 5 anni dal conseguimento del titolo.

Nonostante l’Italia sia uno dei Paesi con meno laureati, quindi, la scelta di proseguire gli studi si conferma come un amplificatore di possibilità: il 60% degli intervistati considera efficace il possesso del titolo di studio per trovare lavoro già nel primo anno dopo la laurea.

Con quali lauree si guadagna di più in Italia?

Tra i dati positivi che emergono dall’ultimo Rapporto di AlmaLaurea, abbiamo visto, c’è quello delle retribuzioni, che sembrano finalmente tornare ai livelli pre-pandemici. A un anno dal conseguimento del titolo, un laureato di primo livello guadagna in media 1.340 euro al mese, mentre un laureato di secondo livello si attesta su una retribuzione media di 1.407 euro.

Non soltanto l’Ateneo gioca un ruolo importante nella definizione degli stipendi: anche la scelta della facoltà ha un suo peso specifico, tutt’altro che secondario. Gli stipendi più alti sono quelli cui si accede con una laurea in Medicina e Farmacia: medici e farmacisti guadagnano in media 1.898 euro al mese. Seguono i laureati in Ingegneria Industriale ed Ingegneria Informatica, con una retribuzione media di 1.851 euro, e i laureati in Economia, che guadagnano 1.706 euro al mese.

Gli stipendi si assestano oltre i 1.600 euro al mese anche per i laureati in Architettura e Ingegneria Civile, ma anche per i laureati in Giurisprudenza – che per il 38,8%, sottolinea il Report, sono figli di avvocati, notai o magistrati.

I laureati che guadagnano meno in Italia sono gli educatori, gli operatori sociali e i maestri d’asilo o elementari, che guadagnano in media tra i 1.300 e i 1.400 euro netti al mese. Peggio degli educatori soltanto i laureati in Psicologia, con una retribuzione media di 1.331 euro, e i laureati in materie umanistiche, che guadagnano 1.399 euro al mese.

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