I 10 dolci natalizi italiani più antichi e famosi di sempre
Chi ha inventato il panettone? E perché il panforte si chiama così? Seguiteci in questo tour goloso, alla scoperta dei dolci di Natale più celebri d'Italia
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Tronchetto di Natale
Girando per i mercatini di Natale di Torino, potrete trovare il tronchetto di Natale, uno dei dolci natalizi più golosi, nato da una leggenda legata ad un'antica tradizione contadina piemontese, secondo cui il ceppo, posto nel camino la notte di Natale, doveva bruciare lentamente, in segno di buon auspicio, per le 12 notti, fino all’Epifania. Gli ingredienti principali del dolce sono crema di marroni e cioccolato, uniti a uova, burro, mascarpone, brandy e panna. Insomma, una vera e propria bomba calorica, gioia per il palato di tutti i golosi.
Panettone
Non è Natale senza il panettone, il dolce tipico di Milano, nella famosa forma a tappo di champagne, ripieno di canditi e uvetta. Ma sapete perché si chiama così? Il nome deriva da “Pan de Toni”, dal suo inventore, l'umile sguattero Toni al servizio della cucina di Ludovico il Moro. Durante la vigilia di un Natale lontano, Toni salvò il capocuoco degli Sforza che aveva bruciato il dolce preparato per il banchetto ducale, lavorando il panetto di lievito madre che aveva tenuto da parte, con farina, uova, zucchero, uvetta e della scorza di cedro, fino ad ottenere un impasto soffice e molto lievitato. Il risultato è il dolce che tutti conosciamo, emblema del Natale, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.
Pandoro
Altro dolce celebre della tradizione natalizia, il pandoro nasce a Verona, ed è celebre per la sua pasta soffice, dal colore dorato e dal profumo di vaniglia, oltre che per la forma a tronco, con rilievi a stella, di solito a otto punte. A base di farina, zucchero, uova, burro, burro di cacao e lievito, la ricetta del pandoro, come la intendiamo oggi, risale all'Ottocento, come evoluzione del “nadalin”, tipico dolce veronese inventato nel Duecento. A Verona (e non solo) lo si può gustare in tanti modi, anche se il pandoro artigianale classico resta un must delle tavole italiane.
Panforte
Si narra che la ricetta originale del panforte provenga da Siena. Il nome deriva da un dolce che veniva preparato fino al X secolo, il “panmelato”, una semplice focaccia con acqua e farina a cui venivano aggiunte miele e frutta. Accadeva, però, che durante l’estate e la primavera, con il clima caldo e l'umidità alta, la frutta non si seccasse del tutto, donando al prodotto un caratteristico sapore asprigno, da cui il nome, che letteralmente significa “pane acido”. Oggi, il panforte è un dolce tipico della tradizione toscana, e lo si può facilmente trovare sulle bancarelle dei mercatini di Natale sparsi nella regione.
Panspeziale o Certosino
Che lo chiamate “panspeziale” o “certosino”, la ricetta di questo dolce tipico della cucina bolognese non cambia: mandorle, pinoli, cioccolato fondente e canditi, sono gli ingredienti di questa golosità dalle origini antichissime. Il panspeziale risalirebbe al medioevo: in principio a produrlo furono i farmacisti (o “speziali”), sostituiti successivamente dai frati certosini. Per gustarlo al meglio, bisogna tagliare il “panspeziel” a fettine molto sottili, dello spessore di una tagliatella.
Pangiallo
Meglio noto come “pangiallo romano”, è un dolce che ha origine nell'antica Roma, durante l'era imperiale, quando c'era l'usanza di distribuire questi dolci dorati, durante la festa del solstizio d'inverno, per favorire il ritorno del sole. Il nome deriva infatti dalla glassa, tipicamente di colore giallo. Oltre a frutta secca, miele e cedro candito, il pangiallo contiene anche ricotta e zafferano.
Struffoli
A Napoli, non è Natale senza gli struffoli, sebbene pare che questo tipico dolce natalizio sia stato portato dai greci. Il nome della pallina che compone il dolce, deriverebbe, infatti, dal greco stróngylos ("strongoulos") che significa "di forma tondeggiante". Ogni struffolo, realizzato con farina, uova, strutto, zucchero e liquore all'anice, deve essere non più grande di 1 cm di diametro. Fritti nell'olio o nello strutto, gli struffoli vengono poi ricoperti di miele caldo e decorati con confettini colorati chiamati “diavulilli”. Sappiate che uno struffolo tira l'altro e resistere alla tentazione di mangiarli tutti è quasi impossibile!
Cartellate
Dolce tipico della tradizione natalizia pugliese, le cartellate presentano una forma incartocciata che rappresenterebbero l'aureola o le fasce che avvolsero Gesù Bambino nella culla. A Bari le chiamano in molti modi, tra cui “carteddàte” o “sfringioli”, e si preparano componendo nastri di una sottile sfoglia di pasta, ottenuta con farina, olio e vino bianco, che verrà poi fritta. Ne esistono numerose varianti, ma la ricetta originale barese prevede che siano impregnate di vincotto o di miele, e ricoperte infine di cannella e zucchero a velo o mandorle.
Cubbaita
A Palermo viene chiamato anche ‘cubarda‘, ed è una sorta di torrone che fa parte dell’antica tradizione dolciaria siciliana. Di origine saracena, (“qubbiat” in arabo vuol dire “mandorlato”) è a base di miele, sesamo, mandorle e arance. Il momento più delicato, nella preparazione del dolce, è la cottura, perché si deve fare attenzione a non far bruciare le mandorle o il miele.
Seada
Detta anche “sebada”, la seada è un dolce tipico della tradizione sarda, costituito da due dischi di pasta di semola, con un ripieno di formaggio tenero, leggermente acidulo, e scorza di limone, il tutto fritto in abbondante olio caldo e servito con miele fuso e zucchero a velo. L'origine è da ricercare nelle zone dell'isola tradizionalmente legate alla pastorizia, sebbene ormai sia un piatto diffuso in tutta la Sardegna. Se siete in visita a Sassari, a Natale, provate le seadas del Biscottificio Demelas, in via Guglielmo Marconi, servite ancora calde subito dopo la frittura.
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