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Allarme bostrico in Italia, boschi cambiano colore. Cosa succede

I boschi italiani stanno cambiando colore, è scattato l'allarme bostrico: cosa sta succedendo e cosa sta minacciando l’intero ecosistema forestale

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I boschi delle Dolomiti stanno cambiando colore: la colpa è di un piccolo coleottero molto pericoloso, il bostrico, che sta infestando gli alberi danneggiati dalla tempesta Vaia, che colpì il nord Italia nel 2018.

Oltre ai danni provocati dalla violenta tempesta, la fragilità del territorio e gli effetti del cambiamento climatico sulle piante hanno creato terreno fertile per l’insetto killer, che ha invaso i boschi delle nostre montagne.

Allarme bostrico: un’epidemia nei boschi

Il bostrico, nome scientifico Ips typographus, è un piccolo insetto dell’ordine dei coleotteri che viene considerato come un parassita molto pericoloso, che colpisce soprattutto gli abeti rossi e che è capace di infliggere gravi danni al delicato ecosistema dei boschi di montagna.

Il parassita killer si riproduce scavando cunicoli sotto la corteccia della pianta, in cui deposita le uova che poi si trasformeranno in larve. Le fitte reti di cunicoli scavate dal bostrico nel legno vivo della pianta interrompono il flusso della linfa, portando l’albero alla morte in breve tempo.

Quando un peccio è infestato dal bostrico, il suo aspetto si trasforma in poche settimane: i suoi aghi acquisiscono una colorazione prima giallognola, poi bruno-rossiccia, infine cadono – a partire da quelli in cima. La pianta colonizzata si secca e muore in poco tempo.

Normalmente, il bostrico tipografo infesta gli alberi già danneggiati: la tempesta Vaia, un evento climatico catastrofico per i boschi delle Dolomiti, ha lasciato sul campo un gran numero di abeti uccisi, danneggiati o indeboliti, non sempre facili da rimuovere, che hanno permesso alle popolazioni di bostrico di proliferare e invadere così intere porzioni di bosco.

La sua presenza è diventata epidemica: come ricorda Coldiretti, “la rapida avanzata del parassita killer, l’Ips typographus, che infetta gli abeti indeboliti dagli effetti dei cambiamenti climatici, rappresenta una vera e propria pandemia delle piante”.

Come combattere l’invasione del bostrico

Il cambiamento climatico, gli effetti della tempesta Vaia e anche la fragilità tipica della monocoltura di peccio, a cui si devono le caratteristiche distese di verde che si stagliano sullo scenario mozzafiato delle Dolomiti, sono tra i responsabili principali di questa preoccupante invasione.

Non è la prima volta che il bostrico attacca i boschi delle nostre montagne: come si legge su ‘il Dolomiti’, fu il letterato Mario Rigoni Stern, nel corso di una lectio magistralis del 1998, a ricordare una precedente, drammatica, invasione dell’insetto killer che nel 1921 colpì “due terzi della superficie boschiva”.

Il bostrico “aveva incontrato una condizione favorevolissima per esplodere in tutta la sua virulenza”, ricordava allora lo scrittore di Asiago: “Il ricordo del bostrico, che negli anni Venti aveva colpito i nostri boschi è rimasto vivo tra la gente dell’Altipiano, tanto che fino a poco tempo fa si era usi dire ‘ha preso il bostrico’ quando si veniva colpiti dall’influenza o da una bronchite”.

In quell’occasione furono abbattuti oltre 300mila alberi: non c’è una cura per le piante infestate dal bostrico; l’unico modo per debellare l’invasione è quella di eliminare le piante malate e anche tutte quelle che, risultando indebolite, possono venire più facilmente attaccate dal parassita.

Oltre a pulire i boschi dalle piante morte e danneggiate, da Vaia e dal bostrico, sarebbe auspicabile una certa eterogeneità a livello di silvicoltura: passare dalla monocoltura del peccio ad una stratificazione boschiva di abeti, faggi, larici e altre piante, permetterebbe ai boschi delle nostre montagne di poter resistere in maniera più efficace agli sconvolgimenti climatici, a partire dalle epidemie che possono colpire i boschi.

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