Quanto dovrebbe costare una cena al ristorante secondo Vissani
Parlando della cucina italiana eletta Patrimo Unesco, chef Vissani ha rivelato quale dovrebbe essere il costo di una buona cena al ristorante
Gianfranco Vissani, uno degli chef più famosi e apprezzati d’Italia, ha concesso un’intervista ad ‘Ansa’, affrontando diversi temi: dal riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Immateriale dell’Unesco ai piatti tradizionali del Natale, passando per il presente del settore gastronomico nel nostro Paese. Tra i tanti argomenti trattati, Vissani ha anche svelato quale debba essere il giusto prezzo per una cena al ristorante.
Vissani rivela il prezzo giusto per una cena al ristorante
“Qual è il prezzo giusto per una bella cena o una buona cena? Io penso 80 euro, 80-85 euro va bene – ha dichiarato Gianfranco Vissani – oltre si rischia di perdere il rapporto con le persone. Se la cucina deve diventare più democratica, cioè più accessibile a tutti? Sì, deve essere più accessibile a tutti perché altrimenti ci perdiamo clienti per strada”.
E ancora: “La fascia media è saltata, c’è povertà, i prodotti costano, il personale manca. Se la cucina non torna democratica, perdiamo clienti e perdiamo senso”. Parlando della tradizione italiano, lo chef si è espresso così: “L’Italia è un Paese rurale, lasciando perdere Roma e Milano, tutti lavorano la terra, abbiamo 5.000 produttori italiani che producono che producono delle eccellenze, li vogliamo rovinare con le spume, con l’azoto?”.
Nell’intervista Vissani ha raccontato ad ‘Ansa’ la sua visione che intreccia gastronomia, cultura e responsabilità sociale, parlando anche del menu di Natale a Casa Vissani: capitone alla brace, lenticchie, cappelletti o tagliolini in brodo ristretto fino a diventare un consommé, arricchito da capesante marinate e uovo di quaglia. “Altro che piatti dozzinali – ha dichiarato lo chef – il Natale è rispetto della tradizione”.
La cucina italiana Patrimonio Unesco
A Vissani è stato chiesto di esprimersi sul grande riconoscimento ottenuto dalla cucina italiana, la prima al mondo a essere stata eletta Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. Un risultato che lo chef ha accolto con grande orgoglio ed entusiasmo:
“Penso che abbiamo vinto, ha vinto la cucina territoriale. Io non voglio dire niente ma chi fa cucina chimica dovrebbe guardarsi intorno e dire, ma che stiamo facendo? Oggi c’è una cucina un po’ artefatta, una cucina chimica. Bisogna stare molto attenti, ha vinto l’Italia. Il mondo veniva qui per mangiare la carbonara, l’amatriciana, i risotti, i branzini sfilettati al tavolo. Oggi c’è una cucina alterata, chimica. Bisogna stare attenti, perché si rischia di perdere l’anima”.
Vissani ha parlato anche della perdita della Stella Michelin dopo la pubblicazione della nuova edizione della famosa guida: “Non mi interessa – ha chiarito Vissani – sono stato 25 anni senza guida Michelin. Con la Stella o senza, io resto uguale, rimango con la mia cucina e con quel patrimonio culturale che sento dentro”.
Per Vissani la cucina non è una classifica, ma un atto creativo e culturale: “Se togli l’anima, togli tutto. È come nella pittura, Velázquez, Renoir, Rembrandt non avevano bisogno di etichette. Ha ragione Vittorio Sgarbi quando mi dice che sono il Rembrandt della cucina. Io so solo che cucino quello che sento, con il patrimonio che ho dentro”.
Chiusura dedicata alla capacità della cucina di unire, di essere uno strumento di pace: “Mi presterei a cucinare per un accordo tra Putin e Zelensky. Un pranzo fatto bene può creare dialogo. Basta che ci sia la pace, perché la guerra non fa bene a nessuno, la cucina invece può ancora insegnare a stare insieme”.
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